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21 marzo 2006

Intervista a Dio.

   Desidero innanzitutto ringraziarla per la disponibilità. Immagino che ci sia una fila interminabile di giornalisti di fama internazionale disposti a tutto pur di intervistarla. Lei, invece, ha scelto proprio me, miscredente dichiarato.
«Devo subito correggerla, in merito. La sua richiesta di intervista interrompe un lungo periodo di silenzio da parte del mondo dell’informazione. Sono tutti sempre molto affannati ad inviarmi richieste d’aiuto e di favori, ma mai nessuno mi interroga su quelli che possono essere i miei problemi, le mie insicurezze, i miei sentimenti o, semplicemente, le mie opinioni. Il motivo per cui ho accettato la sua richiesta sta semplicemente nel fatto che era l’unica sulla mia scrivania. Per quanto riguarda il suo ateismo, è un problema suo, non mio: non sarò certo meno Dio sol perché lei non crede in me. Le dico, anzi, che sono lieto di essere intervistato da un ateo: la cosa mi rende più sciolto, meno preoccupato di darle risposte che potrebbero destabilizzarla».

Mi verrebbe da risponderle «che culo», ma immagino sia sconveniente farlo in questo contesto.
«Guardi, si tratta più che altro di una questione di buona educazione in un contesto formale, ma le posso assicurare che anche io uso certe espressioni un po’ più colorite in determinati frangenti, ad esempio quando sono nervoso, oppure con i miei amici».

E le imprecazioni dirette nei suoi confronti come le giudica?
«Semplicemente volgari. E - le assicuro - non c’entra niente l’essere o meno religiosi: è una questione di buon gusto. Considero, inoltre, ancora più sgradevoli quelle varianti come Due o Zio che alcuni semitimorati danno al mio nome quando vengo abbinato alla suina creatura».

Sono d’accordo con lei.
«Lo so».

Quindi è vero che lei sa tutto.
«Proprio tutto, no. E’ chiaro che mi sono informato su di lei, quando ho saputo che dovevo incontrarla per un’intervista. Non potevo certo presentarmi qui senza sapere niente sul mio interlocutore. Vorrei davvero sfatare questo mito sulla mia onniscienza: posso senz’altro conoscere tutto, ma non sto di certo a pensare sempre a voi esseri umani. Ho anche io i miei interessi, cosa crede?»

Per esempio?
«Mi piace molto creare nuovi pianeti. Prima avevo l’hobby degli insetti: ne creavo a decine ogni giorno. Poi mi sono un po’ stufato, anche se di tanto in tanto ritorno al mio primo amore».

A proposito del suo disinteresse alle vicende umane, vale anche come spiegazione al male nel mondo?
«Lei non deve mettermi in bocca parole che non ho mai pronunciato: non ho detto che sono disinteressato alle vicende umane. Più semplicemente, non siete al centro dell’Universo. Non siete i primi ad avere una storia, né sarete gli ultimi. Ci sono tante altre creature, tanti altri pianeti a cui pensare. Se, comunque, vuole sapere se io mi intrometta o meno nelle vicende delle mie creature, le posso dire che in linea di massima mi astengo: cos’è il male, in fondo, se non qualcosa di parametrato ai vostri sistemi di valore? Voi esseri umani avete sempre peccato di egocentrismo, credendo che ciò che è bene o male per voi sia il Bene o il Male in assoluto. Quelle che chiamate catastrofi naturali, ad esempio, rientrano nella normali funzioni della natura: si tratta di un fatto che in sé non ha nulla di bene o male, a meno che non lo si rapporti al modo di pensare umano, ma - lo ribadisco - non siete gli unici nell’Universo. Ciò che è male per voi può essere bene per qualche altra creatura, o magari può essere del tutto irrilevante.
Spero, poi, non voglia uscire l’argomento delle guerre o delle prevaricazioni, perché quella è tutta roba vostra. Io davvero non c’entro niente in tutto questo».

Si rende conto che sta dando un’immagine di un Essere alquanto cinico?
«Continua a ragionare coi suoi parametri da essere umano».

Guardi, per me non c’è nessun problema: si figuri che, per quanto mi riguarda, lei neanche esiste. Volevo solo farle notare che l’immagine che ha sulla Terra è alquanto diversa.
«Figlio mio, e io che ci posso fare? Avete fatto tutto voi! Io vi ho soltanto creati, punto. Tutto il resto è opera vostra: politeismo, buddismo, ebraismo, cristianesimo, islamismo e chi più ne ha più ne metta! …Certo, non le nascondo che le vostre preghiere mi lusingano: a chi non piace essere adulato? Ma di certo non ve le ho chieste io. Ricordi che sono Dio, e non ho bisogno di niente, tanto meno delle vostre orazioni, che siano il latino, in arabo, o cinese».

Davvero lei non ha bisogno di niente? Non c’è niente che desidera, o che rimpiange?
«…Bè, una cosa, a dire il vero, ci sarebbe».

Dica.
«Avrei voluto avere al mio fianco un compagno sulle cui spalle poggiare la testa  nei momenti di sconforto. Mi creda, essere Dio non è facile: ho sempre sofferto la solitudine».

Non è mai troppo tardi per innamorarsi. Sono sicuro che qualunque donna vorrebbe stare al suo fianco.
«A parte il fatto che sono femmina, ho sempre avuto paura di avere al mio fianco un essere innamorato più del mio status, che di me. Potrei creare l’essere più adorabile mai esistito, ma rimarrei sempre col dubbio di non essermi conquistato il suo amore. Piuttosto che soffrire amaramente, preferisco rimanere in eterno con questo cruccio».

Prima, invece, accennava ai suoi amici. Chi sono gli amici di Dio?
«Gente tranquilla, che condivide la mia stessa passione per gli insetti e a cui piace prenedere la vita con ironia».

Qualche nome? 
«Non è il caso. Posso dirle, comunque, che ci sono anche alcuni esseri umani, tra i miei migliori amici. Gente comune, assolutamente lontana dai riflettori. Se le facessi dei nomi, non le direbbero niente».

Cambiando discorso, esistono Inferno e Paradiso?
«Certo che no! Non siete mica Dio, che potete vivere in eterno! Una volta morti avete finito. Cercate di godervela ora, che cento anni passano in fretta. Non avete bisogno di Inferno e Paradiso per regolare le vostre azioni; quella è stata un’idea dei vostri politicanti per farvi stare buoni, ma le regole per vivere bene insieme sono insite in ciascuno di voi. Dovete solo imparare a ragionare di più, a guardare oltre il vostro naso. Per il resto, le mele marce ci saranno sempre, Inferno o no».

Le piace il mio blog?
«No».

Vuole  dire qualcosa ai lettori di questo blog?
«Vivete come se ogni giorno fosse l’ultimo».




permalink | inviato da il 21/3/2006 alle 21:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (74) | Versione per la stampa

15 dicembre 2005

In pochi capiranno.

Tragicamente ed inesorabilmente incombe ormai il Natale.
Soltanto un anno fa eravamo tutti attorno allo stesso tavolo.
Inconsapevoli di stare celebrando l'ultima cena.
Mentre il resto del mondo si accingeva a festeggiare la natività
.
Ormai lui non c'è più.
E' stata l'ultima sera in cui abbiamo cenato tutti assieme.
Non sarà  Natale mai più, senza papà.
Questo blog rimarrà senza parole durante tutto il periodo festivo.
Fanculo al 2005, annus horribilis.
E fanculo anche al Natale.




permalink | inviato da il 15/12/2005 alle 19:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (72) | Versione per la stampa

10 dicembre 2005

Si è spenta la fiamma?

 Sono ormai quattro giorni che riesco a fare a meno di te. Mi sveglio la mattina e non sei più il mio primo pensiero; e non sei più neanche l'ultimo, prima di addormentarmi.
    Certo, ieri sera è stata dura, girando per i locali col rischio di incontrarti assieme a qualcun altro. E infatti ti ho incontrata. Abbiamo fatto finta di non conoscerci: dopo 9 anni assieme la cosa può sembrare squallida, ma che vuoi fare, in questi casi?
    Rimanere amici non è davvero il caso: tu per me non sei nè sarai mai un'amica; sarai sempre il mio amore non corrisposto. Ogni volta che ero con te mi si bloccava il respiro, mentre tu ti esaurivi.
    In fondo, però, è anche colpa tua! Sai che ti dico? Da sola non vali neanche un euro! Spero che non torneremo mai più insieme, perchè mi hai soltanto saputo fare del male. Dimenticarti davvero non posso, ma tra me e te - lo giuro - è finita!

                                                    SIGARETTA DEL CAZZO!




permalink | inviato da il 10/12/2005 alle 11:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (56) | Versione per la stampa

1 ottobre 2005

Incontri onirici.

 Ieri notte, finalmente, sei venuto a trovare anche me. Mancavo solo io, ormai: ti stavo aspettando. Non sono riuscito a dirtelo perché dormivo, ma torna più spesso, per favore. Ci facciamo un po’ di compagnia, se vuoi anche senza dirci niente, tanto ci penserò io - una volta sveglio - a trasformare in parole i tuoi gesti e i tuoi sguardi.

Cazzo, mi manchi da morire, papà. Sì, lo so, - troppe parolacce - me lo dicevi sempre. Ormai, però, è tutto un porca troia e vaffanculo, che altri 10 anni insieme ce li saremmo potuti fare. Di certo non è colpa tua: tu te ne saresti fatti pure altri 20. E allora passali da me, nei miei sogni:

non lasciarmi da solo.




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9 settembre 2005

Dialogo tra un ateo ed un cattolico.

 Teodoro, un giovane seminarista veneziano, tornando dal raduno dei giovani cattolici a Colonia, decide di dividersi dal gruppo di fedeli con i quali ha intrapreso il suo viaggio per dirigersi da solo verso la  sede delle vacanze scelta dai propri genitori, nel Salento. Salito sul treno - semivuoto - siede vicino ad un altro ragazzo, intento nella lettura di un libro. Il giovane lettore alza lo sguardo e, chiudendo il proprio libro, si rivolge al nuovo arrivato.

- Do you speak English?

- Ehm…just a bit, I am Italiano…Parle tu Française?

- No - ride l’altro - sono italiano anch’io!Non è che il mio inglese sia chi sa cosa, ma erano tre ore che non entrava nessuno nello scompartimento e, pur di parlare un po’ ero disposto anche ad avventurarmi in neologismi d’inglese! My name’s Cesare e, tu pensa un po’, mi tocca arrivare fino a Lecce, con questa specie di diligenza!!

- Mah, vuol dire che ci faremo compagnia a vicenda: raggiungo i miei genitori in vacanza ad Otranto. Sono di ritorno da Colonia: è dovere di ogni giovane cristiano rispondere all’appello del Santo Padre.

- Ah, già, il raduno - lo interrompe Cesare, rituffandosi con le spalle sul sedile. - Non sono più cattolico da tanto tempo, eppure non posso fare a meno di ragionare sulla divinità. Cosa ne pensi tu, che parli come un prete?

- Mi fai davvero un complimento, visto che sono un seminarista. Spero tanto di poter diventare, un giorno, un sacerdote di Cristo. Il tuo bisogno di ragionare su Dio, pur non credendo in lui, dimostra che la tua fede, contrariamente a quanto pensi, non ti ha abbandonato: è Dio stesso che ti chiama quando ti interroghi su di Lui. Come spiegare, altrimenti, questa sete di Dio che tu stesso denunci?

- Non mi tiro indietro, davanti al dialogo, ma non mi aspetto che tu mi capisca, caro aspirante padre che vuole prolificare senza una donna da amare.

- Il tuo sarcasmo mi sollecita a discutere con te. Troppo facile discorrere con chi la pensa già come me. E’ per te, per l’agnostico e per il miscredente che io voglio diventare padre. E chi sposo è Cristo.

- L’ho detto, parli già come un prete. Eppure non sai quello che dici. Pur non avendo dei da adorare, io stesso sento il bisogno di riflettere sulla divinità, e questo bisogno ha, secondo me, delle radici profonde che passano dalla mia infanzia, con l’educazione al Cristianesimo che ho ricevuto, fino all’infanzia stessa della cultura della quale sono impregnato, quella occidentale. La curiosità umana e la sete di conoscenza non sempre riescono ad essere soddisfatte all’istante, ed ecco che all’inspiegato gli uomini hanno reagito con una meta-spiegazione. Con il tempo si è deciso di associare gli dei in un ente unico, dando vita così, all’Ente Supremo. Nel nuovo filone cristiano dell’Ebraismo, la cultura greco-romana ha trovato nuova linfa. Gesù è stato senz’altro un grande predicatore ed un esperto comunicatore, ma di vicende simili alle sue è piena la storia del pensiero antico: filosofi scomodi condannati dal potere costituito, mitizzazioni da parte dei discepoli, che creano ex post aneddoti, miracoli e chiamate divine. Un copione già visto, la cui messa in scena è avvenuta per Gesù al momento più propizio. M aGesù era solo un uomo, nient’altro. E, per giunta, non ci ha lasciato nessuno scritto diretto. Di lui ci parlano i suoi discepoli, che decidono a tavolino  di farlo entrare nel mito.

- Non ti permetto di parlare in questo modo! La ragione deve arretrare di fronte alla fede! Non puoi parlare di Dio come se fosse un monumento da descrivere!

- Bada bene, ho fatto mia parte dell’etica cristiana originaria, ma non per paura di un Dio giustiziere, né per amore di un Dio misericordioso. Semplicemente condivido alcuni tratti dell’etica che i discepoli di Cristo gli hanno attribuito, al di là dei miracoli e delle origini divine che gli attribuiscono. Insomma, non c’è niente che attesti razionalmente la presenza di un ente divino a questo mondo, né tantomeno che Gesù, Maometto, Budda, o chiunque altro ne sia il il testimone, il figlio o il portavoce. Nei secoli, poi, la Chiesa ha fatto tutto il resto, attribuendo ulteriori attributi postumi ad un uomo che neanche sapeva quale effetto avrebbero avuto le sue parole nei secoli della nostra civiltà.

- La Chiesa, nei secoli, ha senz’altro commesso degli errori, soprattutto politici, ma in materia di fede è sempre stata illuminata dallo Spirito Santo…

- Ma chi è lo Spirito Santo? Non lo vedo, non lo sento, né lo percepisco! Quello che ho visto sono uomini che hanno risposto alle grandi questioni teologiche dicendo: “Mistero della fede”; ho visto, ancora, uomini che hanno messo in bocca a Cristo anatemi del tipo “Il sesso è peccato!”. Apri il Vangelo, giovane predicatore di amore senza piacere: neanche i suoi discepoli si sono mai sognati di scrivere un precetto così mortificante per la natura umana.

- La Chiesa non proibisce l’atto sessuale tra un uomo e una donna, anzi ne esalta la forza vitale segnata dal grande mistero del concepimento, coronato dall’unione sacrale del matrimonio.

E poi, la verginità di Maria rappresenta la generazione divina di Cristo.

- La verginità di Maria? Ma ci credi veramente a quello che dici? Non hai mai osato, anche solo per un attimo, mettere in dubbio quello che ti è stato propinato come Verità Assoluta?

- Ti sto parlando di miracoli, di eventi realmente accaduti sui quali c’è poco da discutere. E’ l’evidenza stessa a testimoniarne la veridicità. La loro grandezza ci è stata tramandata dai testimoni che vi hanno assistito. Ancora oggi Dio si rende visibile in mezzo a noi, proprio per gli scettici come te, per mezzo dei miracoli operati dai suoi Santi. La Chiesa stessa ha mille cautele, prima di gridare al miracolo, e si avvale di commissioni mediche e valutazioni scientifiche che certificano l’inspiegabilità  di determinati eventi.

- Sei un bravo ragazzo, Teodoro, ma (te lo dico con benevolenza), molto ingenuo. L’inspiegabilità di un fenomeno non ne giustifica l’origine sovrannaturale. a volte gli uomini vedono solo quello che vogliono vedere. Non ti sto dicendo che la Chiesa sfrutti in malafede la suggestione popolare; preferisco pensare che i prelati stessi siano le prime vittime di questo bisogno di conferme ai teoremi della teologia.

- Sei soltanto un misantropo e un senzadio! Pregherò perché tu possa convertirti.

Misantropo io? E’ proprio perché amo gli uomini e la Terra che abitiamo, che combatto queste categorie mentali primitive. Quando vedo il male nel mondo non mi metto a pregare, come fai tu per me, ma cerco di fare del mio meglio per combattere lo stato delle cose. Solo i missionari hanno tutto il mio rispetto per la loro vita activa, ma non posso non denunciare la morte di centinaia di migliaia di uomini, donne e bambini a causa dell’AIDS, nei Paesi più poveri del mondo. La contropartita delle missioni cattoliche è l’evangelizzazione, con il relativo silenzio sull’educazione sessuale e  la prevenzione delle malattie veneree. Questo, per me, rimane un mistero, ma non della fede.

- Ehm, senti, io preferirei proseguire il viaggio da solo. Non voglio più ascoltarti, scusami.

- Scusami tu. Dimenticavo che la Chiesa ha solo la bocca, ma non le orecchie.




permalink | inviato da il 9/9/2005 alle 20:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (19) | Versione per la stampa

15 agosto 2005

Ciao Papà!



5 Febbraio 1933 - 13 Agosto 2005




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12 agosto 2005

GRAZIE A TUTTI!

 Questo post lo voglio dedicare a tutti gli amici e le amiche della rete che hanno pianto con me, che si sono incazzati con me, che hanno ricordato con me, che hanno cercato una soluzione con me.
La vostra solidarietà mi fa sentire meno solo, e di questo vi sono grato.
Proprio oggi ho portato a conoscenza della situazione di mio padre il direttore sanitario dell'ospedale ed il primario del reparto. Finalmente qualcosa si muove e presto mio padre avrà le cure di cui ha bisogno un malato nelle sue condizioni. Questo in attesa di un lieve miglioramento clinico che permetta il trasferimento in una struttura più adeguata: quello che ho chiesto è soltanto un po' di dignità da restituire a chi non può reclamarla autonomamente.
Delle loro scuse me ne faccio poco. Spero soltanto che la vicenda di mio padre possa aiutare anche altri sventurati che finiranno in quell'ospedale. E che nessuno tiri al risparmio sulla sanità.
Grazie ancora atutti,
di cuore!




permalink | inviato da il 12/8/2005 alle 12:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa

11 agosto 2005

EUTANASIA

 CHI ha deciso la morte indotta per mio padre? CHI è che ha voluto spegnere le macchine? Io non ho firmato nessuna autorizzazione!

Il 12 febbraio, giorno del mio ventisettesimo compleanno, ricevo una telefonata al lavoro: «Andrea, papà, questa notte, ha avuto un’emorragia cerebrale; in questo momento è sotto i ferri; torna subito a Brindsi». I medici del reparto di Neurochirurgia lo salvano, e dopo alcune settimane viene trasferito a Ceglie Messapica, in un centro di riabilitazione: qui comincia lentamente a riprendersi, inizia a parlare a mangiare, passa dal letto alla sedia a rotelle, e per tutti noi sembra comiciare una nuova vita, insieme a lui, che non vuole rinunciare a fare il papà, anche se siamo noi ad accudirlo, a coccolarlo, a rieducarlo. Rinuncio al mio lavoro a Prato, per restare con lui e stargli vicino negli ultimi anni della sua vita: cosa te ne fai dei soldi, se poi li devi maledire?

Il primo di Giugno l’ennesimo schiaffo: una nuova emorragia lo fa trasferire d’urgenza nuovamente a Bridnisi, ma questa volta non può essere operato: lo nutrono col sondino, mentre le flebo entrano direttamente nel petto, per non rovinare le arterie. Ce lo fanno vedere un’ora al giorno, uno per volta e con mascherina, cuffietta e camice. Papà non riesce più neanche ad aprire gli occhi, ma lui vuole vivere, e non rinuncia a muovere il sopracciglio, per farmi capire che lui c’è, e non vuole morire. Una settimana fa viene trasferito nuovamente a Cglie Mssapica, in condizioni quasi da vegetale, «ma papà ha già stupito tutti una volta, può farcela di nuovo». Viene monitorato 24 ore su 24, così come avviene ormai da sei mesi, fatta eccezione per una breve parentesi di un mese, poco prima della nuova emorragia. Ieri la telefonata dal San Raffaele di Ceglie: problemi cardiaci, determinati probabilmente da un focolaio polmonare spingono i medici a farlo trasferire in una struttura più adeguata.

Ma mio padre viene trasferito nell’ospedale più vicino, quello di Francvilla Fntana, dove rimane per sei ore in barella, senza una stanza e senza che nessuno controlli sistematicamente il suo stato. Veniamo catapultati in una realtà ospedaliera stile anni ’50: infermieri inesistenti, che quando appaiono ti fanno capire che è già molto se ti ascoltano in corsa, mentre se vanno non si capisce dove. Nessuno gli somministra il gardenale per gli attacchi epilettici, mentre la dottoressa di turno mi spiega che in tutto l’ospedale non hanno un solo strumento per monitorare 24 ore su 24 le condizioni, ipercritiche, di mio padre. Nel reparto di pneumologia non c’è posto, quindi viene sbattuto in medicina interna. Contesto il degrado in cui riversa mio padre e mi si risponde che non è colpa loro se dal San Rffaele lo hanno spedito lì; chiedo di farlo trasferire a Brindsi, se loro non sono in grado di offrirgli le cure adeguate, ma mi si risponde che non è possibile. A questo punto mi chiariscono che è meglio se rimanga un parente durante la notte, perché lo stato in cui riversa mio padre è critico, ed è meglio che ci sia sempre qualcuno. Cazzo, ma se è in uno stato critico, perché non lo fate trasferire dove sono in grado di gestire la criticità? Arriviamo ad un accordo. ogni due ore gli infermieri gli misureranno almeno la pressione, mentre per la saturazione di ossigeno devo affidarmi alla mia vista, e controllare che il suo volto non assuma un aspetto cianotico; la tachicardia la controllo contando le pulsazioni al minuto. Diventa marginale, a questo punto, il fatto che nessuno abbia pensato a portargli il cibo da iniettare per sondino, e che si siano presentati con una ciotola di pasta in brodo.

Mi viene da piangere, non voglio che mio padre muoia in questo modo, non lo merita!! Chi ha stabilito che non ha più diritto ad essere curato? Chi è che pensa che ormai non ci sia più niente da fare? Perché, quando Wojtila fu sparato, sfondarono le porte di una corsia per farlo arrivare prima in sala operatoria e ora, invece, per mio padre, non vale la pena neanche fare un trasferimento d’urgenza in una struttura adeguata?

 

SIETE DEGLI ASSASSINI

 




permalink | inviato da il 11/8/2005 alle 15:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (11) | Versione per la stampa

19 luglio 2005

VORREI

 Un bicchiere di vino rosso, per gustare in bocca il torpore fluido dei sensi;
Uno sguardo silenzioso, che mi dice: «lo so», senza che io abbia mai parlato;
L'estate tutto l'anno, per non mettere mai più le scarpe chiuse ai piedi;
Papà fuori da quel letto, in piedi, che mi abbraccia ancora una  volta;
Un vero lavoro, così che nobiliti quest'uomo tanto scurrile, ma soprattutto incazzato;
Lacrime agli occhi, ma solo dalle risate;
Una fetta, anzi due,  di ciambella bicolore, appena uscita dal forno;
Nuotare nell'aria, almeno un'ora, per dimenticare la gravità del mondo;
Toccare terra, ed essere felice di esserci tornato;
Un altro bicchiere di vino rosso, per una simulazione di volo;
Un euro per ogni stronzo che c'è sulla Terra;
Non avere un euro;
Vedere - adesso - cadere per terra l'ultima goccia di petrolio;
Un'auto a idrogeno, da entrare nel mio garage ad apertura automatica, attivata da energia solare;
Correre nudo sulla spiaggia, assieme ad Hanna Arendt;
Vedere la gente morire solo quando a deciderlo è il loro cuore, e non il cervello di qualcun altro;
Chiamare Eva mia figlia, se mai ne avrò una;
Un ultimo bicchiere di vino, perfavore.
  




permalink | inviato da il 19/7/2005 alle 1:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (19) | Versione per la stampa

6 luglio 2005

Il mio nome è GiOtto.

 Saremo noi otto a salvare il mondo: l’ONU è una gran perdita di tempo, devi far finta di ascoltare anche chi non conta niente - che prima o poi ce li dobbiamo annettere tutti, invece di spendere ogni volta soldi per armarli e mandare al governo i nostri fantocci - ; troppi passaggi, troppe regole, il Mercato ha fretta e, si sa, non va mai ostacolato (porco Keynes!). Ci demonizzano perché decidiamo tutto noi, ma con che coraggio affidereste il futuro a chi un futuro non ce l’ha? Questi Marocchini - si vabbè, Paesi Sottosviluppati - ormai sono fottuti: meglio affidare la questione a noi, che siamo esperti a maneggiare i soldi, altrimenti quei buzzurri chi sa che combinano…magari si puliscono il culo! (Oh, mio Dio Antropomorfo - possibilmente di carnagione chiara -, questa mi fa troppo ridere!! Bellissima, questa! Me la devo scrivere!!). Dov’ero? Ah, sì, dicevo che noi siamo i più affidabili. Ma poi, cosa rompono i coglioni a noi, ‘sti comunisti disfattisti che manifestano qui sotto! ‘Sti drogati e mezzi froci!! Che vadano a lavorare, altrimenti poi dicono pure che siamo in recessione!

Comunque - bando alle riflessioni filosofiche - mettiamoci al lavoro, che prima si finisce prima si va a magnare! (Chi sa che avranno preparato!!Slurp!). Allora…vediamo…argomenti all’ordine del giorno…ecco, sì, “fame nel mondo” e “tutela ambientale”.

Detto-fatto.La prima questione si risolve lasciando diventare sempre più ricchi noi, che di riflesso arricchiremo anche loro: se lasciamo fare tutto al Mercato, il libero scambio nel commercio internazionale avvantaggia tutti i Paesi che vi prendono parte.

Il secondo punto costituisce un freno al Mercato, quindi va rimosso. Tanto noi tra cento anni non ci siamo! Cazzi loro!

Bene! Problemi risolti! A tavolaaaaaaaaaaa!!!!!! Oh, a proposito, quasi me ne dimenticavo: devo dire ai Tg di dedicare la maggior parte dei servizi ai black block, così evitiamo di dare spiegazioni su queste nostre alte decisioni: sono ignoranti, non capirebbero.

Buon appetito!




permalink | inviato da il 6/7/2005 alle 16:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa

1 luglio 2005

Ratzinger ex nazista e il passato che non passa.

 

A quanto pare lo sapevano tutti tranne me e, in effetti, ci sarei dovuto arrivare da solo. Beppe Ratzinger, il pastore tedesco che ringhia ai gay e scodinzola a Bush  ha un passato da nazista: a scuola eccelle in Biologia e Storia, materie insegnate da nazisti, in linea con idee razziste, poi si iscrive alla Gioventù Hitleriana, indi nell’unità antiaerea. Finalmente, nel 1945, Beppe - «non si sa bene se illuminato da dio o dalle bombe degli anglo-americani» (Pierangelo Bucci) - diserta e comincia a sostenere che Hitler è l'anticristo…

Non è che il  polacco fosse tanto diverso da Beppe, ma almeno lui i nazisti li ha combattuti, e di ebrei ne ha salvati.  Beppe - gli ebrei - li studiava sul libro di Biologia, assieme agli omosessuali, subito dopo la lezione di Storia sulla teoria del Volk. Purtroppo quello del nazismo è un passato che non passa, e chi sa per quanto altro tempo ancora dovremo pagarne le conseguenze.

 

 




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25 giugno 2005

VADE RETRO RATZINGER!

 Attenzione a Beppe Ratzinger! A differenza di Carlo Wojtila, molto più subdolo nelle operazioni di politica interna alle nazioni, il nuovo vescovo di Roma  non teme contraccolpi mediatici, sicuro di uscirne sempre vincitore, e gioca ad assopigliatutto. Ora chiede ufficialmente e personalmente, senza delegare i suoi delfini in parlamento, di favorire l’istruzione privata a spese dell’erario. Assopigliatutto: distogliere risorse necessarie a rinnovare l’istruzione pubblica; cancellare dalla Costituzione il primato del sistema scolastico pubblico, laico e pluralista, per i giovani di ogni condizione, razza e religione, che è invece compito civile formare al comune sentire democratico.

“Senza oneri per lo Stato” è il dettato costituzionale che va rispettato. Se Beppe ha deciso che bisogna spendere maggiori risorse per ammaestrare i giovani all’obbedienza e manipolare le loro menti, deve capire che deve aprire il borsellino lui, perché l’Italia è un Repubblica democratica, e non uno Stato teocratico ed assolutista.

Va chiarito che lo stato laico non è una minaccia per alcuna religione, ma proprio per questo non deve privilegiarne nessuna, pena la perdità di libertà e la fine della democrazia: solo così, la scuola può costituire il terreno comune di cattolici e non.

Un esempio pratico della necessità di un’educazione libera da ogni dettame religioso: ogni giorno in Africa muoiono migliaia di persone di AIDS. Potrebbero salvarsi se solo imparassero ad usare il preservativo. Ma la Chiesa ritiene che questo non sia lecito, che nella sfera educativa rientri solo la demonizzazione del sesso e l’insegnamento alla castità. Ecco che succede, quando l’educazione è viziata da preconcetti di tipo religioso. Vade Retro Ratzinger! E non uscire mai più dal Vaticano!




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22 giugno 2005

Catastrofi naturali, Dio e sodomizzazioni varie

 Siamo alle solite…Chi non ha avuto il coraggio di portarsi le fotocopie rimpicciolite di Letteratura agli esami di maturità, ha optato per la traccia dei disperati (lo feci anch’io, ai bei tempi che furono): quest’ anno si sono improvvisati tutti (o quasi) geologi, sismologi e urbanisti, con il tema su Tsunami, catastrofi naturali e via di seguito. Non credo che un tale argomento sia stato scelto da Nostra Signora Letizia, per la quale la peggiore catastrofe naturale di cui abbia mai sentito parlare deve essere quella che ha colpito i suoi capelli, lasciandoli cotonati in maniera cronica. Comunque quest’ anno è andata così: meglio!

Quello che io avrei scritto, uscendo clamorosamente fuori tema (ma perché non mi sono portato le fotocopie?), è che gli atteggiamenti prometeici di dominio della natura, invece di produrre un mondo felice, hanno finito per minacciare la sopravvivenza stessa delle specie umana e di tutto il pianeta. Che molti uomini non si occupino delle conseguenze concrete dei propri atti, lo si sa già; ma a qualcuno potrebbe venire in mente: - anche con Dio funziona così? Anche lui se ne fotte?

A chi proprio non riesce a rinunciare all’idea che  Dio è un’invenzione ormai obsoleta (romanticoni!), vorrei proporre le suggestioni di Hans Jonas, grande teorico dell’ecologismo, che però non ha rinunciato alla tentazione di togliere un po’ di ruggine al marchingegno tutto umano chiamato Dio. Per Jonas, se posta in rapporto con il male, una divinità onnipotente o è priva di bontà o è totalmente incomprensibile. - Cazzo - dice Jonas (più o meno) - ma come fa un Dio a non essere buono!? Cesserebbe di essere Dio! E se fosse qualcosa di totalmente incomprensibile, sarebbe qualcosa di cui non potremmo neppure discorrere! Allora, se vogliamo proprio continuare a discorrere di Dio, dobbiamo ammettere che non è onnipotente, altrimenti avrebbe impedito le cose brutte: non è che non voglia impedire il male; semplicemente non è in condizione di farlo. In poche parole, Dio ha rinunciato alla sua potenza nel momento in cui ha deciso di concedere all’uomo la libertà.

Che crediate o no in Dio (detto da alcuni semitimorati anche Due, o Zio, se abbinato alla suina creatura), la questione è che le divinità non c’entrano niente con le catastrofi naturali: stiamo sodomizzando gli altri animali e le generazioni future, e ci piace farlo senza preservativo. Nulla contro le sodomizzazioni, ma non mi sembra corretto nei confronti di chi è piegato a novanta gradi solo perché è un quadrupede, o perché ancora sa camminare solo carponi. Così non è più divertente.




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21 giugno 2005

Perchè il dito nella piaga

 Spero che dal cannocchiale si possa vedere ciò che agli altri appare lontano o - peggio ancora - non vedono. La discussione ed il conflitto mi fanno spalancare gli occhi per la rabbia...e finisco spesso col vederci meglio. Perchè il diritto di contestare presuppone il dovere di essere contestati.
Ognuno ha le sue piaghe che vorrebbe non gli si toccassero, finendo col dimenticarle. Ma quando ti ci ficcano il dito dentro, e senti il dolore, guardi la piaga e cerchi di guarirla.




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