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Appello: una donna alle Primarie per il Centrosinistra!

Basta con la politica fallocentrica! Una donna alle Primarie!

Quando in politica è questione di culo

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Una donna alle Primarie: ecco le prime due candidate

Una donna alle Primarie: è il turno di Zia Rosy

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Eutanasia

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Il segreto che il fallocentrismo cela: gli uomini hanno fallito

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15 dicembre 2005

In pochi capiranno.

Tragicamente ed inesorabilmente incombe ormai il Natale.
Soltanto un anno fa eravamo tutti attorno allo stesso tavolo.
Inconsapevoli di stare celebrando l'ultima cena.
Mentre il resto del mondo si accingeva a festeggiare la natività
.
Ormai lui non c'è più.
E' stata l'ultima sera in cui abbiamo cenato tutti assieme.
Non sarà  Natale mai più, senza papà.
Questo blog rimarrà senza parole durante tutto il periodo festivo.
Fanculo al 2005, annus horribilis.
E fanculo anche al Natale.




permalink | inviato da il 15/12/2005 alle 19:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (72) | Versione per la stampa

1 ottobre 2005

Incontri onirici.

 Ieri notte, finalmente, sei venuto a trovare anche me. Mancavo solo io, ormai: ti stavo aspettando. Non sono riuscito a dirtelo perché dormivo, ma torna più spesso, per favore. Ci facciamo un po’ di compagnia, se vuoi anche senza dirci niente, tanto ci penserò io - una volta sveglio - a trasformare in parole i tuoi gesti e i tuoi sguardi.

Cazzo, mi manchi da morire, papà. Sì, lo so, - troppe parolacce - me lo dicevi sempre. Ormai, però, è tutto un porca troia e vaffanculo, che altri 10 anni insieme ce li saremmo potuti fare. Di certo non è colpa tua: tu te ne saresti fatti pure altri 20. E allora passali da me, nei miei sogni:

non lasciarmi da solo.




permalink | inviato da il 1/10/2005 alle 12:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (16) | Versione per la stampa

15 agosto 2005

Ciao Papà!



5 Febbraio 1933 - 13 Agosto 2005




permalink | inviato da il 15/8/2005 alle 9:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (23) | Versione per la stampa

12 agosto 2005

GRAZIE A TUTTI!

 Questo post lo voglio dedicare a tutti gli amici e le amiche della rete che hanno pianto con me, che si sono incazzati con me, che hanno ricordato con me, che hanno cercato una soluzione con me.
La vostra solidarietà mi fa sentire meno solo, e di questo vi sono grato.
Proprio oggi ho portato a conoscenza della situazione di mio padre il direttore sanitario dell'ospedale ed il primario del reparto. Finalmente qualcosa si muove e presto mio padre avrà le cure di cui ha bisogno un malato nelle sue condizioni. Questo in attesa di un lieve miglioramento clinico che permetta il trasferimento in una struttura più adeguata: quello che ho chiesto è soltanto un po' di dignità da restituire a chi non può reclamarla autonomamente.
Delle loro scuse me ne faccio poco. Spero soltanto che la vicenda di mio padre possa aiutare anche altri sventurati che finiranno in quell'ospedale. E che nessuno tiri al risparmio sulla sanità.
Grazie ancora atutti,
di cuore!




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11 agosto 2005

EUTANASIA

 CHI ha deciso la morte indotta per mio padre? CHI è che ha voluto spegnere le macchine? Io non ho firmato nessuna autorizzazione!

Il 12 febbraio, giorno del mio ventisettesimo compleanno, ricevo una telefonata al lavoro: «Andrea, papà, questa notte, ha avuto un’emorragia cerebrale; in questo momento è sotto i ferri; torna subito a Brindsi». I medici del reparto di Neurochirurgia lo salvano, e dopo alcune settimane viene trasferito a Ceglie Messapica, in un centro di riabilitazione: qui comincia lentamente a riprendersi, inizia a parlare a mangiare, passa dal letto alla sedia a rotelle, e per tutti noi sembra comiciare una nuova vita, insieme a lui, che non vuole rinunciare a fare il papà, anche se siamo noi ad accudirlo, a coccolarlo, a rieducarlo. Rinuncio al mio lavoro a Prato, per restare con lui e stargli vicino negli ultimi anni della sua vita: cosa te ne fai dei soldi, se poi li devi maledire?

Il primo di Giugno l’ennesimo schiaffo: una nuova emorragia lo fa trasferire d’urgenza nuovamente a Bridnisi, ma questa volta non può essere operato: lo nutrono col sondino, mentre le flebo entrano direttamente nel petto, per non rovinare le arterie. Ce lo fanno vedere un’ora al giorno, uno per volta e con mascherina, cuffietta e camice. Papà non riesce più neanche ad aprire gli occhi, ma lui vuole vivere, e non rinuncia a muovere il sopracciglio, per farmi capire che lui c’è, e non vuole morire. Una settimana fa viene trasferito nuovamente a Cglie Mssapica, in condizioni quasi da vegetale, «ma papà ha già stupito tutti una volta, può farcela di nuovo». Viene monitorato 24 ore su 24, così come avviene ormai da sei mesi, fatta eccezione per una breve parentesi di un mese, poco prima della nuova emorragia. Ieri la telefonata dal San Raffaele di Ceglie: problemi cardiaci, determinati probabilmente da un focolaio polmonare spingono i medici a farlo trasferire in una struttura più adeguata.

Ma mio padre viene trasferito nell’ospedale più vicino, quello di Francvilla Fntana, dove rimane per sei ore in barella, senza una stanza e senza che nessuno controlli sistematicamente il suo stato. Veniamo catapultati in una realtà ospedaliera stile anni ’50: infermieri inesistenti, che quando appaiono ti fanno capire che è già molto se ti ascoltano in corsa, mentre se vanno non si capisce dove. Nessuno gli somministra il gardenale per gli attacchi epilettici, mentre la dottoressa di turno mi spiega che in tutto l’ospedale non hanno un solo strumento per monitorare 24 ore su 24 le condizioni, ipercritiche, di mio padre. Nel reparto di pneumologia non c’è posto, quindi viene sbattuto in medicina interna. Contesto il degrado in cui riversa mio padre e mi si risponde che non è colpa loro se dal San Rffaele lo hanno spedito lì; chiedo di farlo trasferire a Brindsi, se loro non sono in grado di offrirgli le cure adeguate, ma mi si risponde che non è possibile. A questo punto mi chiariscono che è meglio se rimanga un parente durante la notte, perché lo stato in cui riversa mio padre è critico, ed è meglio che ci sia sempre qualcuno. Cazzo, ma se è in uno stato critico, perché non lo fate trasferire dove sono in grado di gestire la criticità? Arriviamo ad un accordo. ogni due ore gli infermieri gli misureranno almeno la pressione, mentre per la saturazione di ossigeno devo affidarmi alla mia vista, e controllare che il suo volto non assuma un aspetto cianotico; la tachicardia la controllo contando le pulsazioni al minuto. Diventa marginale, a questo punto, il fatto che nessuno abbia pensato a portargli il cibo da iniettare per sondino, e che si siano presentati con una ciotola di pasta in brodo.

Mi viene da piangere, non voglio che mio padre muoia in questo modo, non lo merita!! Chi ha stabilito che non ha più diritto ad essere curato? Chi è che pensa che ormai non ci sia più niente da fare? Perché, quando Wojtila fu sparato, sfondarono le porte di una corsia per farlo arrivare prima in sala operatoria e ora, invece, per mio padre, non vale la pena neanche fare un trasferimento d’urgenza in una struttura adeguata?

 

SIETE DEGLI ASSASSINI

 




permalink | inviato da il 11/8/2005 alle 15:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (11) | Versione per la stampa

21 giugno 2005

Perchè il dito nella piaga

 Spero che dal cannocchiale si possa vedere ciò che agli altri appare lontano o - peggio ancora - non vedono. La discussione ed il conflitto mi fanno spalancare gli occhi per la rabbia...e finisco spesso col vederci meglio. Perchè il diritto di contestare presuppone il dovere di essere contestati.
Ognuno ha le sue piaghe che vorrebbe non gli si toccassero, finendo col dimenticarle. Ma quando ti ci ficcano il dito dentro, e senti il dolore, guardi la piaga e cerchi di guarirla.




permalink | inviato da il 21/6/2005 alle 17:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
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